• Mauri

AN INTERVIEW ABOUT THE ETHICS OF IMPROVISED MUSIC

In Italian - sorry guys! Originally published on www.openimpro.com in June 2009. The Openimpro blog and the relative domain are now discontinued, and this interview is therefore unavailable anywhere else on the World Wild Web.


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OpenImpro - nell’ultima email hai osservato in tono semi scherzoso che improvvisazione anarchia e ateismo vanno sempre insieme. -Nel video su youtube dei Not Applicable Artists dici che il fondamento del vostro la voro è una sorta di ammirazione reciproca, che vi fa ascoltare, riprendere e sviluppare le idee degli altri. Pensi ci sia una relazione tra musica e etica? se si, è possibile una specificità etica dei diversi modi/stili musicali e quale potrebbe essere quella propria dall’improvvisazione radicale? Ravalico - Se ho capito bene la tua domanda la mia risposta é sì, ogni genere musicale, in quanto tale, è legato a un’estetica che riflette quella della vita del suo creatore o usufruttuario, ed è dunque un’espressione di specifiche idee su com’è che dovremmo vivere la nostra vita. Insomma, nel modo di fare musica di ogni artista, e nei gruppi di genere a cui egli sceglie di appartenere, si ritrae e si definisce quella che è la sua ricerca personale di essere umano. Credo che sia un processo tipico di tutte le forme di creazione artistica. Credo che se anche dopo decenni la musica improvvisata continui a rimanere un genere di rottura, ciò sia principalmente per due ragioni: primo perché essa continua inflessibilmente ad evitare due principi costruttivi che sono propri della maggior parte dei generi musicali: la gerarchia umana e quella dell’organizzazione dei suoni; secondo perché essa continua nel tempo ad eludere con successo qualsiasi definizione di metodo, e rimanere allo stesso tempo vitale e incredibilmente coerente con sé stessa. Queste due forti caratteristiche separano la musica improvvisata da ogni altra forma di organizzazione musicale, e fanno di essa una componente misteriosa ed importante del patrimonio artistico umano. Qualcosa che dobbiamo continuare a coltivare, e che probabilmente custodisce una delle chiavi del nostro progresso. Come riporti qui sopra, la mia opinione é che quella che tu chiami improvvisazione radicale sia molto strettamente legata sia all’idea di anarchia che a quella di ateismo. La similitudine, o meglio ancora la parentela, é data secondo me dal fatto che fra tutte le forme di creazione musicale, la musica improvvisata é forse l’unica che non fa riferimento ad alcuna regola che venga imposta dall’esterno dell’evento musicale stesso. Essa cioè segue leggi e direzioni che vengono generate dal sistema a cui si applicano; un principio che é affine sia all’esperimento sociale anarchico che al rifiuto dell’idea di un creatore supremo. Mi spiego meglio: una performance di musica improvvisata é 1), dal punto di vista sociale, un esperimento riuscito di organizzazione non gerarchica, e 2), dal punto di vista poetico, un’imitazione dei sistemi naturali, con la loro evidente autoregolazione. Io non c’ero quando questa forma musicale ha avuto inizio, e non ne ho studiato a fondo la genesi ma, da quel che posso vedere, le mie considerazioni personali sono che le similitudini della musica improvvisata della scuola britannica con il free jazz statunitense sono solo superficiali. L’idea che li accomuna, credo, è che una volta iniziata l’improvvisazione i musicisti seguano e facciano riferimento l’uno all’altro, invece che ad una struttura imposta dal di fuori della musica stessa; l’intenzione è dunque quella di generare nell’atto della performance un sistema che abbia una coerenza interna che si basa su delle regole generate dal sistema stesso, e ad esso uniche e irripetibili. Questa è un’idea molto moderna nel pensiero occidentale, e si riscontra anche in altre discipline, sia artistiche che scientifiche. Le similitudini tuttavia si fermano qui. Quanto appena detto, nel caso del free jazz, si verifica di solito dopo l’esposizione del tema, che rimane comunque un elemento portante del pezzo, la sua giustificazione principale. In più, nel free jazz l’uso degli strumenti, per quanto libero da strutture, riferimenti metrici e centro tonale, rimane prevalentemente ortodosso, e la ricerca dell’esecutore è quasi sempre quella di una melodia, o di una costruzione di qualche tipo, anche nei casi estremi in cui quest’ultima si manifesti con la sua distruzione o la sua negazione. La continuità storica della musica improvvisata va cercata invece nel lavoro fatto negli anni 50, 60 e 70 da compositori europei e statunitensi quali Berio, Feldman, Cage, Brown. Attraverso il loro lavoro di ricerca essi hanno generato un patrimonio di materiale sonoro completamente nuovo, e dei nuovi sistemi di organizzazione del materiale che poco a poco sono entrati a far parte dell’immaginario dei musicisti, e sono diventati un punto di riferimento nelle loro aspettative estetiche. Credo che i principali elementi di questo processo, se vogliamo isolarli, siano, nel caso della musica composta di cui sopra: 1) Partiture grafiche, che non rappresentano delle univoche istruzioni, ma che possono generare interpretazioni musicali diverse ed arbitrarie. 2) Partiture invece in cui le istruzioni sono dettagliatissime ed articolate, ed esplorano nuove possibilità di utilizzo degli strumenti musicali. 3) Composizioni musicali che suggeriscono nuove modalità di relazione tra gli strumenti e i musicisti, diverse dallo schieramento orchestrale o barocco. 4) La metodica insistenza di John Cage sull’utilizzo del silenzio come elemento costruttivo e strutturale della musica, e la creazione di opere come ad esempio il Concerto per Piano e Orchestra, il cui effetto figurativo è quello di uno schiumeggiare di suoni effimeri che sbucano da un mare di silenzio, e in esso ricadono al termine della loro breve vita. Vedi, io penso che dopo che la musica generata con questi procedimenti è diventata familiare sia ai musicisti che agli spettatori, la musica improvvisata sia arrivata per offrire un modo più efficace, pratico e organico per produrre quello stesso tipo di risultati. (Chiaramente la musica improvvisata é aperta a influenze e spunti che provengono da tutti i generi musicali, e da tutta l’esperienza uditiva in generale, ma questo legame con l’espressionismo musicale credo che sia la sua motivazione estetica originale.) Inoltre, il tremendo impatto che la musica aleatoria di John Cage ha avuto sull’esperienza interiore sia del compositore che dell’esecutore, è stato a sua volta, a mio avviso, ulteriormente rafforzato ed arricchito dalla pratica dell’improvvisazione. Mi spiego. John Cage ha spesso affermato che comporre usando metodi di domande e risposte aleatorie ha preso per lui il posto della meditazione Zen; non solo, ha trasferito la pratica della meditazione, trasformandola da esperienza interiore a esperienza proiettata verso l’esterno, a forma di comunicazione. Questo è altrettanto vero per gli esecutori di questo tipo di musica (chiunque abbia suonato una qualsiasi composizione di quel periodo lo sa) ed è una colossale conquista dell’esperienza umana. Ecco, per come la vedo io, la pratica dell’improvvisazione, per il fatto che l’esecutore mantiene in questo caso il totale controllo sulle sue scelte, generando però una musica che continuamente evita qualsiasi forma di continuità culturale, strutturale e mnemonica, sia più simile, per l’esecutore e in parte per l’ascoltatore, a un viaggio sciamanico che a una meditazione Zen. Riesco ad esprimermi chiaramente? Sono pensieri a cui sto ancora cercando di dare una forma finita, dunque ti ringrazio per avermi posto questa domanda, e permettere di svilupparli. OpenImpro - Una domanda più ortodossa: quali differenze vedi tra gli artisti attivi in GB e quelli attivi in Italia? Ravalico - Mi piacerebbe tanto essere in grado di risponderti, ma devo confessarti che non sono molto informato sulla scena musicale italiana (presumo tu ti riferisca a quella della musica improvvisata). OpenImpro - ci puoi indicare un po’ di materiale da ascoltare in rete? Ravalico: Fear Of Bees - Isambard Khroustaliov / Maurizio Ravalico The Immense Swimmer - Maurizio Ravalico / Oren Marshall Up, Down, Charm, Strange, Top, Bottom - Javier Carmona / Maurizio Ravalico Sono tutti e tre tratti dal mio ultimo album, un lavoro collettivo degli artisti Not Applicable. Questa é la pagina dove si può scaricare gratuitamente l’intero album: http://www.not-applicable.org/?page_id=131 OpenImpro - Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica improvvisata? Ravalico - La mia memoria si perde e si confonde un po’ qui, ma credo che, da bambino, il suono disorganizzato abbia catturato la mia attenzione ben prima di quanto abbia fatto la musica, ed é forse la ragione per cui mi sono avvicinato alla musica in primo luogo. Forse, iniziare da musicista formato a suonare musica improvvisata, é un modo per ricollegarmi a quelle prime impressioni, ed esplorarne il significato, non so. Ricordo comunque che già da ragazzino, quando ne sapevo poco o niente del mio strumento, ero incuriosito da qualsiasi musica che deviasse dalla consonanza armonica, dalla cadenza e dalla regolarità metrica. Comunque, a parte tutte queste menate, credo di aver avuto una cruciale folgorazione la prima volta che ho sentito “Endangered Species”, quel lunghissimo e densissimo pezzo su “Song X” di Pat Metheny. Avevo ventun anni e ricordo di aver pensato che non esiste niente di più bello al mondo. OpenImpro - Come ti vedi fra 5 anni? Ravalico - Fra 5 anni ne avrò 50. Vuoi veramente che ti risponda? Spero di piacere ancora alle ragazze di 23, e di non apparire a loro come un uomo appannato e disilluso; ecco come mi vorrei vedere. Vorrà dire che nella mia vita ho fatto tutte le cose giuste.


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